Il figlio della promessa di S. Di Prizito

Osserva il corpo nudo disteso sul terreno, in una posizione innaturale: le gambe muscolose ora fiacche, le braccia spalancate come per accogliere qualcuno nel suo abbraccio. Il collo piegato, le palpebre abbassate e le ciglia sottili a sfiorare gli zigomi. I ricci perfetti, color del tramonto. La carnagione diafana macchiata dal rosso vermiglio che fuoriesce dalle ferite.

Sfiora con dita tozze ma gentili l’ossatura. Ad appesantirla, le piume ordinate in più file: alcune bruciate, altre piegate ad angolazioni impossibili, insozzate dal sangue e dalla sabbia. La purezza è perduta. Sono ruvide, secche, non come le descrivono nei libri. Forse è stato l’impatto, responsabile delle fiamme che bruciano sulla spiaggia; forse sono gli scrittori, custodi di bugie e non di verità.

Un osso rotto sporge dall’attaccatura tra le scapole e permette di vedere all’interno. È spesso, cavo per sostenere il corpo che si libra nel vuoto. Credeva che sarebbe stato freddo, invece emana calore. Se sia proprio del fisico compromesso o una caratteristica della creatura, non lo può sapere.

«Dicono sia caduta la Stella del Mattino!» Una voce lontana rompe l’incanto.

«Presto! Prima del Castigo!»

Accarezza le piume un’ultima volta, prima di strapparne una con un gesto secco. Gli occhi della creatura si spalancano, inghiottendo tutto quanto, i suoni e i colori e la vita, nelle iridi verdastre che si oscurano. Porta le gambe al petto e nasconde il viso squadrato. Le ali anneriscono, così la piuma. Una lacrima scende lungo la guancia scavata.

La creatura urla rabbiosa e una luce accecante illumina la Terra. Un boato assordante rompe il silenzio. È un attimo. La luce scompare. Il boato si quieta.

Al posto della creatura, il varco che la sigilla per l’eternità.

Il Figlio della Promessa è stato punito.

Fine.


© Samantha Di Prizito.

Il racconto è in votazione per la sfida letteraria "Gli spiumati stanno arrivando".

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