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Ti va un caffè


Buongiorno corvi! Iniziamo la giornata con “Ti va un caffè” con uno dei corvi autori della nostra famiglia editoriale.

Francesco Spada!


- Partiamo subito con una domanda a bruciapelo. Cosa significa lavorare all’interno della Dark Abyss?


In una parola? STRESS! No, scherzo… forse…

In verità non immaginavo che potesse piacermi così tanto lavorare all’interno di una realtà editoriale: guardare da vicino come nasce il “fenomeno” libro a livello mediatico e non solo. E poi, cosa più importante di tutte, il clima familiare che si è creato a diversi livelli in casa editrice è di stimolo e di aiuto. Tutti lavorano per il successo di tutti ed è molto appagante.


- Sogni in briciole è al momento l’unica opera all’interno di questo Abisso oscuro che tratta la narrativa di formazione. Qual è il significato che si nasconde nell’evoluzione del protagonista?


La crescita. Come in ogni romanzo di formazione, Jake cresce, matura, fa le sue esperienze,

i suoi errori, vive i suoi trionfi e le sue cadute, come ciascuno di noi.

Chiunque abbia attraversato l’adolescenza, sia cresciuto, attraversando anche momenti difficili può rivedersi in Jake.


- Nella tua opera Sogni in briciole tratti temi importanti e reali: il bisogno che tutti abbiamo di raggiungere un sogno e le difficoltà che spesso la vita ci pone davanti. Perché hai deciso di parlare proprio di questi argomenti e non spaziare, invece, in un “qualcosa” di solo “magico e bello”?


Diciamo che era qualcosa che sentivo il bisogno di raccontare e di tirare fuori, che prima di

tutto aiutasse me stesso. Una fiction non è altro che la trasposizione della realtà in un mondo possibile e Sogni in Briciole cerca di fare questo: raccontare la storia di un qualsiasi adolescente in qualsiasi parte del mondo che ha un sogno, degli obiettivi e che sperimenta tutto ciò che è tipico di quella fase della vita.


- Cosa ti spaventa di più del buio?


Il buio per me rappresenta l’ignoto, tutto ciò che non posso afferrare, che non posso conoscere e che, di conseguenza, non posso controllare. Perdere il controllo della mia vita, delle situazioni che vivo, delle relazioni che stringo, degli eventi, mi spaventa terribilmente.

È una cosa su cui sto cercando di lavorare.


- Come lettore cosa possiamo trovare sul tuo comodino?


Per lo più romanzi di genere fantasy in ogni sua salsa (forse meno il grimdark), tra i miei

autori preferiti ci sono Rick Riordan e Stephen King, ma anche Isabel Allende che riesce a

raccontare storie vere dando vita a personaggi altrettanto veri, sia di epoca moderna che

passata (Inès dell’anima mia e Zorro, per esempio, sono tra i miei romanzi preferiti), articolandosi tra il romanzo di formazione e il “romance”. Anche se, come mi piace ripetere, ogni storia raccontata è una storia d’amore, perché è l’amore che muove l’essere umano, il suo bisogno o la sua mancanza.


- Come nasce la tua scrittura?


La mia scrittura nasce da un amore viscerale per la ricerca: miti, leggende, eventi storici, ma anche immagini, panorami, sogni, la musica. Tutto ciò che riesce a raccontarmi qualcosa diventa fonte di ispirazione. Ed è bello quando poi riesci a mettere insieme tutti i puntini e a costruire qualcosa di valido.


- Il tuo stile di scrittura si ispira a qualche autore famoso, quale consiglio puoi dare a chi si approccia alla famosa “prima pagina bianca?”


Sì, direi di sì. Rick Riordan e Alice Oseman sono, al momento, i miei punti di riferimento nella scrittura per la costruzione di personaggi veri e autentici, per un linguaggio che sia il

più verosimile possibile, ma anche per la possibilità di creare mondi credibili e coerenti.

A chi si approccia per la prima volta alla scrittura suggerirei di leggere tanto, tanto, ma davvero tanto. Se ho voglia di scrivere un fantasy è importante leggere fantasy, se voglio scrivere un romance è importante leggere romance. Poi, successivamente, ci si può rivolgere ai diversi manuali di scrittura e sceneggiatura che si trovano in giro, perché trasformino l’idea in qualcosa di più concreto. Però credo che nessuno possa scrivere un libro senza “passarci attraverso”, il manuale di scrittura renderà anche tutto perfetto dal punto di vista stilistico, ma ti ritroverai davanti un prodotto senza anima.


- Cosa vuol dire tradurre e valutare un testo per una casa editrice?


Mamma mia, che responsabilità!

Valutare un testo richiede capire se è adatto alla casa editrice in questione, se il suo messaggio, i suoi personaggi e le sue atmosfere abbiano quel qualcosa che lo renda inconfondibile in modo da dire: “Questo libro fa per noi!”

Per la traduzione è diverso. Bisogna entrare in sintonia col testo, cogliere le sfumature originali della lingua in cui è stato scritto e poi trasporle nel modo più consono all’italiano.

Cosa che spesso e volentieri non si riduce mai a una semplice traduzione letteraria, perché si rischierebbe di svilire un testo.


- Chi è Francesco Spada nella realtà?


Bella domanda.

Francesco è un essere umano alla ricerca di sé, in cammino, che cerca di trovare il proprio posto nel mondo.

Mi piace scrivere, leggere e amo la musica, che per me è il modo migliore in cui potersi esprimere pienamente, senza veli e senza maschere.

Ma sono anche uno che studia, che lotta, che cerca sempre di essere la migliore versione di sé.


- Perché un lettore dovrebbe leggerti?


Perché spero che attraverso le mie parole possa sentirsi meno solo, possa riscoprirsi, magari conoscere parti di sé che aveva sepolto da qualche parte. Perché i miei personaggi parlano a tutti e desiderano raccontare la loro storia a quante più persone possibili, perché come avviene per loro, anche il lettore potrebbe trovare nella musica il suo personale rifugio.


Grazie Francesco per essere stato con noi. Vi lasciamo con il “Ti va un caffè” con la meravigliosa copertina di Sogni in briciole!



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